Autobiografia – Oscar Citro

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Dal mio passaporto argentino risultano i seguenti dati anagrafici: Oscar Angel Citro nato a Buenos Aires il 13-11-1955.

I miei genitori, ambedue italiani, erano immigrati in questa nazione in cerca di fortuna. Nel 1960 la mia famiglia, composta anche da un fratello più grande di me di 5 anni, si trasferì in Italia precisamente a Salerno, città dove abito tuttora.

Sino ai miei primi quattordici anni di età la mia infanzia non è stata caratterizzata da eventi degni di essere ricordati. Poi nel 1968 i miei genitori costruirono un albergo in litoranea “Magazzeno” e ci trasferimmo ad abitare in questa struttura. Nei periodi invernali io alloggiavo da solo in una camera d’albergo e, tranne la mattina quando andavo a scuola, lì trascorrevo tutto il tempo. Ho  patito molto la solitudine perché la zona dove era situato l’albergo, tranne il periodo estivo, era quasi del tutto deserta. Non avendo amici, nè mezzi di svago, passavo tutto il tempo disteso sul letto a pensare e tante volte, quando aumentava lo sconforto, piangevo. Ogni volta che cadevo in crisi per via della solitudine forzata cercavo di reagire visualizzando un mio futuro radioso, dove diventavo un uomo di grande successo. A tal fine spendevo il mio tempo e le mie energie a leggere libri dove si insegnavano le modalità per far risaltare le proprie doti e per esprimere tutte le proprie potenzialità come uomo. Nei miei momenti di contatto con le persone sperimentavo l’uso di queste tecniche e la sera, prima di dormire, rivivevo queste esperienze per imparare dagli errori commessi. All’età di diciotto anni mi sentivo pronto a conquistare il mondo. Ero diventato estremamente orgoglioso e fiero di me stesso perché sapevo fronteggiare ogni tipo di situazione avversa con destrezza, audacia, lucidità, prontezza di riflessi e coraggio; non indietreggiavo neanche al cospetto di un mio serio pericolo di morte pur di difendere il mio alto senso di giustizia e la  difesa  dei  diritti  e  dei  beni  altrui.  Visto che nell’aspetto mi consideravo meno che mediocre e che caratterialmente ero molto timido con le donne ho imparato delle tecniche per attrarle utilizzando il mio sguardo, poi bastava che mi

rivolgessero la parola, ed in meno di dieci minuti erano soggiogate dalla mia bellezza interiore. Nei periodi estivi, quando l’albergo era affollato di clienti, conquistavo tutte le donne più belle che alloggiavano ed un settimanale nazionale mi definì “play boy della riviera dei Piceni”.

A dir la verità utilizzavo la conquista di donne bellissime, quasi tutte più grandi di me di pochi anni, solo per rafforzare il mio ego.

Studiando la loro psiche mi “rappresentavo” come il loro ideale di uomo e quando queste erano “cotte” le lasciavo senza riflettere sulle conseguenze. Una fotomodella ricchissima (apparteneva ad una delle più nobili dinastie francesi) tentò il suicidio perché io decisi di lasciarla.

Altre donne furono segnate in negativo dall’esperienza sentimentale vissuta con me. Mi reputavo un grande uomo ma non sapevo amare!

Fu così che quando a diciannove anni aprii per la prima volta il mio cuore ad una ragazza ci lasciai le penne. Chi la fa l’aspetti!

Avevo identificato lei come l’unico vero amore della mia  vita perciò quando lei mi lasciò crollai miseramente. Nei tre anni successivi tutti i giorni non facevo altro che ripetermi: «a cosa serve essere un uomo di successo se nella vita mi sarà precluso l’amore visto che quello “vero” l’ho già incontrato e l’ho perso?»

Tale pensiero condizionava in negativo ogni cosa che facevo e ogni mia prospettiva futura ed in poco tempo caddi in una profonda depressione, diventai estremamente apatico, la mia vita non aveva più alcun senso, a causa di frequenti svenimenti sono stato ricoverato in ospedale per accertare la loro causa (non fu scoperta) e alla fine toccai il fondo. Poi, all’improvviso, un bel giorno, sempre pensando alla mia amata, mi posi un semplice quesito:

«A distanza di tre anni io non l’ho ancora dimenticata, ma ora in quali momenti la penso?» La risposta mi venne immediata:

«Solo nei momenti di crisi per addossarle la colpa del mio stato!  Ma se è così allora il mio non può essere amore vero!»

Come sono arrivato a dirmi questo, in un solo istante, sono rinato; Ho ripreso a coltivare i miei ideali e a vedere il mio futuro roseo perché ora ero tornato a credere in me stesso.

In poco tempo sono diventato un imprenditore di successo nel campo del divertimento notturno e all’età di ventisette anni mi sono sposato con una ragazza dolcissima la quale mi ha dato tre figli. Dopo diciotto anni il matrimonio è finito soprattutto per colpa mia, perché non avevo ancora imparato ad amare.

L’anno successivo al divorzio mi sono lasciato andare ad una vita di bagordi e di sesso; in un solo anno sono stato sei volte a Cuba a relazionarmi con tante giovani cubane che probabilmente stavano con me solo per lo scopo di migliorare il loro bassissimo tenore di vita.

In questo periodo, quando non ero all’estero, facevo la corte, senza successo, ad una giovane ballerina di lap dance, di nome Melania, che precedentemente aveva lavorato presso la mia discoteca. Mi ero letteralmente infatuato di lei e nonostante quattro anni di corte dove avevo subito molteplici maltrattamenti psicologici (sembrava sempre che mi dicesse di sì ma poi all’ultimo momento mi rifiutava perché non riusciva a superare la grande differenza di età esistente tra noi) non riuscivo ad allontanare il mio pensiero da lei. Melania ha ammesso più volte di non aver mai trattato un uomo così male come ha fatto con me. Io soffrivo tantissimo anche se cercavo di negare in tutti i modi che il mio interesse per lei potesse essere amore.

Immagino che a questo punto della lettura voi lettori vi state domandando che c’entra tutto questo con la stesura di questo libro?

Ve lo dico subito!

La storia con Melania si è rivelata fondamentale perché ha  cambiato la mia vita!

La mia rinascita

Stavo ancora tribolando con Melania quando mi venne voglia di scrivere un libro che descriveva alcune mie teorie sull’amore vero.

L’ispirazione di scrivere questo libro mi giunse a seguito di molti colloqui avuti con varie persone sul tema dell’amore.

Nell’esprimere le mie idee tutti rimanevano colpiti positivamente dai miei punti di vista innovativi ed alla fine tutti riconoscevano la validità delle mie teorie.

Prima di procedere alla sua scrittura decisi che era opportuno documentarmi su tutto quanto potesse essere attinente al tema dell’amore perciò iniziai a leggere tutti i libri di filosofia, di religione e di scienze che affrontavano questo argomento al fine di memorizzare opportune frasi ad effetto e riportare delle statistiche. Iniziai leggendo tutti libri di Leo Buscaglia, un docente universitario che insegnava in un’università della California la filosofia moderna sull’amore. Ricordo che fui letteralmente rapito dalle sue argomentazioni e decisi di mettere in pratica i suoi insegnamenti. Approfittando del fatto che in quel periodo vivevo da solo, passavo tutto il tempo della giornata a leggere libri. In una settimana riuscivo a leggerne persino sei, quasi uno al giorno. Sottraendo il tempo per mangiare, leggevo dal momento che mi svegliavo al mattino sino ad ora tarda, quando ormai la stanchezza prendeva il sopravvento su di me. Prima di dormire rielaboravo mentalmente quello che avevo appena letto e formulavo nuovi concetti e teorie, che caso strano, erano confermate dalle argomentazioni del libro che avrei letto il giorno dopo; soprattutto quello che leggevo sull’amore spirituale dava concretezza ad una mia intuizione sull’esistenza di una scorciatoia che porta all’illuminazione. Una strada nuova che non contempla tanti anni spesi in meditazione, o in preghiere o sacrifici personali.

Spinto dalla curiosità ho deciso di sperimentare questa via e nel percorrerla constatavo che giorno dopo giorno accresceva la mia felicità interiore. L’apice avvenne il 3 febbraio del 2000 (erano passati solo tre mesi da quando avevo iniziato al leggere i libri sull’amore). La mattina di quel giorno mi ero svegliato con una sensazione di felicità tanto immensa che dovetti correre fuori sul balcone perché la camera da letto non poteva contenerla. Sul balcone è successo qualcosa che non è descrivibile in concetti perché non

esistono le parole adatte per esprimere ciò che si è vissuto. Qualcosa che obbligatoriamente ti cambia la vita e fa sì che dal quel momento tu sai di viverla al meglio delle tue potenzialità.

Tutto quello che avevo fatto prima di quella data non contava. Successi imprenditoriali, conquiste femminili di alto livello, azioni temerarie affrontate con estremo coraggio, incarichi pubblici  rilevanti nel settore del pubblico trattenimento (ovviamente cito solo le cose positive) ora mi apparivano cose insignificanti. Quel breve attimo vissuto sul balcone ha letteralmente sconvolto in positivo la mia vita!

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