Tumore alle Ossa

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Un giorno vennero da me Paola, una signora che aveva frequentato un mio corso sull’autostima, e sua figlia Mirella, una ragazza Brasiliana di 15 anni.

Paola mi chiese se potevo aiutare sua figlia perché poche settimane prima, in ospedale, le avevano diagnosticato la formazione di metastasi sulla colonna vertebrale. Data la malattia in atto è ovvio che la ragazza stava vivendo con molta sofferenza la mancanza di radicamento nel territorio. Mirella mi confermò di vivere questo conflitto da circa un anno; in assenza della madre mi raccontò che prima viveva in Brasile con suo padre, a cui lei voleva molto bene, e con un fratellino di 2 anni che lei adorava. Lì aveva anche un nutrito numero di amiche d’infanzia con le quali si divertiva tutti i giorni.

Da un anno si era trasferita a Salerno per vivere con sua madre, ma in questa città lei non riusciva ad ambientarsi. A scuola tutti la prendevano in giro perché non parlava bene l’italiano e perché era obesa; dato che sua madre gestiva un negozio, Mirella il pomeriggio rimaneva a casa da sola e piangeva tutto il tempo pensando al Brasile. Nascondeva questo suo malessere alla madre perché temeva di mortificarla qualora le avesse detto che non voleva vivere con lei (ricordo al lettore che più la sofferenza è forte tanto più la malattia diventa grave).

Dopo avere avuto da Mirella il consenso di raccontare queste cose a sua madre, parlai con Paola del conflitto che causava il tumore alle ossa e che, data la situazione grave, l’unico rimedio era di far tornare Mirella in Brasile.

Paola rimase sorpresa dalle mie parole, poi, con un po’ di rabbia, mi disse: «Come fai ad avere il coraggio di consigliarmi di lasciare mia figlia in un momento così difficile? Io l’amo troppo e ho deciso che non la abbandonerò mai più! ».

Io ho provato a insistere sulla bontà della mia soluzione evidenziando che era il conflitto che Mirella viveva a causare la sua malattia degenerativa, ma Paola era alquanto adirata con me e decise di interrompere la nostra conversazione lasciando casa mia senza

neanche salutarmi. Dato il suo comportamento pensai che  non l’avrei più rivista, invece, con mia grande sorpresa, Paola tornò da me dopo circa una settimana. Mi confidò di vedermi come il suo maestro spirituale perché tutti i consigli che le avevo dato precedentemente avevano permesso la sua crescita evolutiva; mi disse che non se la sentiva di mettere in pratica il mio consiglio perché non era in grado di sopportare la separazione definitiva da sua figlia, per giunta così ammalata. Poi proseguì affermando che, dopo aver riflettuto molto su quanto le avevo detto, aveva deciso di attuare quello che lei riteneva “un compromesso”: Siccome mancava un mese circa dal termine dell’anno scolastico se in quel periodo Mirella fosse stata in condizioni fisiche di viaggiare le avrebbe permesso di trascorrere 40 giorni in Brasile; aggiunse subito: «Finite le vacanze tornerà subito da me perché non posso stare senza di lei». Io le risposi di essere felice della sua decisione e mi feci promettere che avrebbe fatto fare a Mirella gli esami radiografici all’ospedale di Salerno prima della sua partenza e di ripeterle in Brasile dopo un mese esatto dal suo arrivo.

Paola annuì e, dopo avermi salutato con un caloroso abbraccio, andò via.

Dopo alcuni mesi Paola tornò da me. Era raggiante, non l’avevo mai vista così felice. Mi comunicò subito che Mirella da pochi giorni aveva fatto nuove radiografie in Brasile e che dalle lastre risultava che le metastasi erano scomparse e che il referto medico specificava che non vi era alcuna malattia degenerativa alle ossa. Mi raccontò che ogni giorno era in contatto via internet con Mirella e, vedendola molto felice, aveva deciso di acconsentire affinché la figlia rimanesse lì.

Dopo tre anni venne a trovarmi Mirella con il suo fidanzato brasiliano. A dire la verità non la riconobbi subito perché me la ricordavo grassoccia, ora era una splendida ragazza con un fisico da fotomodella. Mi ringraziò di cuore per aver permesso la sua autoguarigione e mi disse che si era appena iscritta all’università di Salerno e che adesso era felice di vivere in Italia.

Sembra una favola a lieto fine: e tutti vissero felici e contenti! Ora, indovinate chi è la persona più felice tra tutti? Io! Provate a immaginare che tramite il vostro intervento una giovane persona, condannata a morire prematuramente a causa della sua malattia, guarisca definitivamente: pensate di poter provare una gioia più grande di questa?

Io, negli ultimi dieci anni, ho aiutato tante persone a guarire da malattie mortali, ma ancora oggi ogni volta che ciò succede provo sempre una gioia impagabile!

Quando do il mio aiuto, alla persona interessata dico che non accetto ricompense ne’ voglio regali.

In verità dovrei essere io a ricompensare le persone che si fanno aiutare da me per l’immensa felicità che mi ritorna quando esse guariscono.

ALTRO ESEMPIO DI CONFLITTO DEL TERRITORIO E TUMORE ALLE OSSA:

Il test muscolare kinesiologico che feci ad una signora di 42 anni di nome Giada evidenziò che lei aveva due chakra bloccati: quello della radice e quello della corona; siccome per la medicina della nuova era la combinazione di questi due chakra bloccati ha come conseguenza lo sviluppo di una malattia degenerativa alle ossa consigliai a sua sorella Isabella di accompagnare Giada in un ospedale per farle degli accertamenti specifici. Quando questi furono eseguiti i dottori emisero una prognosi infausta: tumore e metastasi alle ossa. Prima di iniziare i trattamenti chemioterapici Giada, sollecitata dalla sorella, venne da me per constatare se ero in grado di aiutarla. In quest’incontro Giada si aprì con me ed ammise il conflitto che stava vivendo (quello che causava il blocco dei due chakra):

un anno prima lei aveva scoperto che suo marito la tradiva con un’altra donna e per tale motivo aveva deciso di divorziare. Il marito, in attesa della sentenza del tribunale, continuava ad alloggiare nella loro abitazione e Giada, che oramai odiava fortemente quest’uomo, soffriva per questa situazione al punto di perdere lo stimolo a vivere.

Ho consigliato a Giada di dare una breve scadenza di tempo all’ex- marito per lasciare definitivamente la casa e nel frattempo di andare  a vivere dalla sorella. Le analisi ospedaliere fatte a Giada dopo dieci giorni che lei si era trasferita dalla sorella evidenziarono un netto miglioramento della sua patologia.

Purtroppo un mese dopo sua sorella Isabella mi telefonò comunicandomi che Giada era morta durante un’operazione chirurgica per il trapianto di midollo osseo. I dottori, avendo riscontrato il buon stato di salute di Giada, l’avevano convinta a sottoporsi a questo trapianto. Isabella aveva provato in tutti i modi di dissuadere la sorella sostenendo che l’intervento era inutile in quanto il conflitto che determinava la sua malattia era stato risolto (l’ex marito aveva lasciato l’abitazione) ma Giada, che si fidava solo della medicina ufficiale, aveva preferito fare il trapianto.

Riflessione personale: in tutto il mondo ogni giorno muoiono più di

25.000 persone a causa di trattamenti chirurgici e farmacologici inutili ed evitabili se l’opinione pubblica fosse a conoscenza della medicina della nuova era. Con l’avvento di questo nuovo approccio terapeutico persone come Giada oggi sarebbero ancora in vita godendo di ottima salute.

Appello ai lettori: fate tutto quanto è nelle vostre possibilità per diffondere in tempi rapidi “la medicina della nuova era” a tutte le persone che conoscete, soprattutto a coloro che hanno problemi di salute.

E’ molto probabile che voi, informandoli, contribuiate al fatto che qualcuno di loro eviti una morte prematura. Per tale scopo vi esorto a masterizzare quanti più CD con il contenuto del libro e di regalarli a chi ritenete opportuno.

Io sono l’unico autore di questo libro e vi autorizzo a farne copie per divulgarlo gratuitamente ai vostri conoscenti.

Il chakra basale bloccato non fa pervenire l’energia vitale alle ossa, ai muscoli, alla pelle, alle orecchie ma, precisamente, in quale parte del corpo si svilupperà la malattia? Per quale motivo il problema di salute si può sviluppare nella colonna vertebrale piuttosto che alle

articolazioni delle ginocchia, delle caviglie, dei gomiti, o sulla pelle o ai muscoli o ai legamenti?

Come ripetuto già più volte, il caso non esiste. A seconda della tipologia di conflitto che la persona vive la malattia si svilupperà in una parte precisa del corpo.

Per scoprire la causa che determina la patologia bisogna chiedersi: quale funzione ha la parte interessata?

Ad esempio, se il dolore alle caviglie ci impedisce di camminare bisogna chiedersi e indagare su qual è il posto in cui non vogliamo andare.

Se il dolore ci impedisce di muovere le mani allora la domanda da porci è: con chi o che cosa non vogliamo entrare in contatto?

Il dolore ai muscoli delle spalle ci impediscono di svolgere lavori pesanti: in questo caso il conflitto che si vive è attinente al posto di lavoro.

Le orecchie servono per udire: l’acufene ci segnala che c’è qualcosa o qualcuno che ci infastidisce e che non vogliamo ascoltare.

Nell’indagare sulle cause che determinano la malattia dobbiamo sempre tenere presente che quando gli organi o le parti interessate sono situati sia a destra e sia a sinistra del proprio corpo ma solo un lato è colpito dalla malattia il conflitto che la persona vive è legato a una persona di sesso specifico: se la parte interessata è posta sul lato destro del corpo il conflitto è vissuto con uno o più uomini. Viceversa, se la parte interessata è posta sul lato sinistro del corpo allora il conflitto è vissuto con una o più donne. Se, invece, la patologia interessa entrambi i lati il conflitto è con tutti.

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